Baslica di San Pietro in Ciel d'Oro Tomba di Sant'Agostino

   Simbolo Agostiniani
< Inizio
  > Basilica
  > Convento
  > Libro sull'Arca
  > Chi siamo
  > Centro Studi-Biblioteca
  > Documenti
  > Eventi
  > Links
Orario SS. Messe
Pre-festive
18:30
Ferali in città
9:00 - 18:30
Domeniche
e feste di precetto
9:00 - 11:00 - 18:30

Conferenza sulla mostra: "397 d.C. Ambrogio e Agostino, le sorgenti dell'Europa"

SALONE TERESIANO DELLA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA – 30/01/2004 PAVIA.

Esposizione di Padre Giancarlo Ceriotti, membro del comitato scientifico della mostra.
Relazione a cura di Claudia Ticinese e Giuseppe Milasi.

L’esposizione di Padre Ceriotti ha come punto di partenza l’arrivo di Agostino a Milano, da quando nel 384 lascia Roma e giunge nella città, mandato dallo Stato come retore ufficiale, carica che coprirà fino alla tarda primavera del 387.

Sono anni di fermento culturale, durante i quali Agostino anima il circolo dei neoplatonici, mentre Ambrogio è protagonista delle tensioni politiche milanesi di quegli anni.

Agostino quando giunge a Milano ha trent’anni. Egli vive a Milano un itinerario spirituale, la cui guida è Ambrogio. Mentre Ambrogio non immagina cosa diventerà Agostino, questi riceve da Ambrogio un’impronta profonda. Milano per Agostino è Ambrogio. Egli compare molte volte nei suoi scritti, sia direttamente che indirettamente; persino il ritrovamento delle reliquie dei Santi Gervasio e Protasio, o eventi come la lotta per le basiliche sono trattati brevemente, sono solo sfondi.

Mentre Ambrogio contribuisce largamente anche alla crescita architettonica della città con la costruzione di numerose chiese, Agostino non scrive nulla su tali bellezze; egli non costruirà chiese nemmeno ad Ippona: le mura per lui non hanno importanza, dirà infatti: "Sono le mura a fare i cristiani?". Egli mira piuttosto alla spiritualità, ed alla gente, alle persone, nel bene e nel male.

Il 397 è l’anno di inizio della stesura delle Confessioni, in cui i libri dal V al IX sono dedicati al periodo milanese, e quindi ad Ambrogio, predicatore ed annunciatore di Dio. Ambrogio è la guida per Agostino, ancora persuaso dalle teorie neoplatoniche, che lo condurrà fino alla decisione di ricevere il Battesimo.

Ambrogio è ordinato vescovo nel 377. Egli è temuto dalla corte imperiale, ed è con Simmaco che sostiene una lotta contro il riposizionamento dell’ara della Vittoria. La vittoria del vescovo consentirà di non sottrarre il luogo sacro a favore dei pagani, ma attirerà su Ambrogio il desiderio di vendetta.

L’invito di Agostino a Milano è quindi inizialmente motivato dal compito di dover contrastare Ambrogio. Agostino accetta l’invito di Simmaco, con la prospettiva di far carriera: poteva infatti successivamente diventare presidente di una qualche provincia.

Agostino giunge a Milano da manicheo, ma già deluso da quelle teorie, oltre che carico di affanni. Egli si trova quindi ad ascoltare ogni domenica le omelie di Ambrogio, ma inizialmente solo per passione dell’ars oratoria, più attento alla forma che ai contenuti.

Ma ecco che il contenuto dei discorsi giunge all’anima: le prediche di Ambrogio lo svegliano, toccano tutte le sue curiosità e le sue problematiche. Agostino a Milano ha varie occasioni di mettersi in mostra, e lo fa, ma per i suoi dubbi interiori non sa a chi rivolgersi.

Nasce dunque in lui il desiderio di raccontare ad Ambrogio tutti i suoi dubbi e le sue perplessità: sentiva che Ambrogio li avrebbe dissipati, ma non può. I due si incontrano poco perché Agostino aveva timore di importunare Ambrogio, che d’altro canto aveva mille impegni, fin quando accade che Ambrogio accoglie Agostino come un padre; da qual momento egli lo guida, ed Agostino ricambia tanta benevolenza, perché grato.

Egli quindi continua ad ascoltare le sue prediche, e ascoltando le parole interiorizza i contenuti. Ambrogio conosceva ed usava i testi neoplatonici, e ne conosceva le convergenze e le divergenze con i cristiani, e risponde con le sue omelie ai dubbi sollevati dai manichei. Agostino si stacca quindi definitivamente dal manicheismo e decide pian pano di ricevere il Battesimo.

Nonostante Ambrogio avesse poco tempo per ascoltare Agostino, egli è la sua guida, costantemente. Lo sprona, lo consiglia, lo provoca.

A proposito della madre di Agostino, Ambrogio ogni volta che lo incontra ha parole di lode per Monica, essendo da questi ben conosciuta e molto stimata. Ella fu anche partecipe negli avvenimenti che riguardavano le contese fra il Vescovo di Milano e la corte imperiale (lotta per le Basiliche). Da parte sua Agostino, alla morte di Monica, citerà delle frasi dei libri di Ambrogio per darsi sollievo.

Dopo la conversione Agostino scrive ad Ambrogio e si confida totalmente con lui, e chiede un consiglio su cosa leggere delle Sacre scritture per prepararsi al Battesimo. Ambrogio gli risponde Isaia, ma Agostino non lo legge dapprima, perché inizialmente troverà difficile comprenderne il significato.

La conversione di Agostino passa attraverso la lettura dell’apostolo Paolo, che lo porta a conoscere la resurrezione di Cristo, mentre è Simpliciano il prete che lo prepara al Battesimo e gli parla del monachesimo.

Agostino a Milano cerca la fama, l’amore, la carriera, e trova Dio.

A Ippona Agostino diventa lui stesso convertitore. A chi gli chiede ragione, egli risponde che la grazia gli arriva da una Chiesa d’oltre mare nota a tutto il mondo: Milano, la chiesa di Ambrogio.

Egli inoltre cita molto Ambrogio quando confuta i pelagiani, come fonte conosciuta e attendibile.

Nei suoi scritti è sempre molto grato ad Ambrogio, lo loda e lo ringrazia, perché da lui ha ricevuto la fede.

Copyright © 1999-2005 Comunità Agostiniana di Pavia